Metti che un giorno credi all’oroscopo

Giornata piovosa, periodo piovoso. Grigio é un eufemismo. (Ho sempre sognato di dirlo, eufemismo)

Nel parcheggio di un centro commerciale, in una custodia per fiat panda, scarico applicazioni per blackberry.

Fra queste l’oroscopo. In inglese.

È una lingua musicale, l’inglese.

Senti che musica:

DailyHoroscope for Cancer
Mar 5 2011
Set your expectations high for the rest of this year, Moonchild. For a long time now you’ve held certain special dreams close to your heart. You’ve lingered in this hopeful state in the innocent belief that you’d realize those dreams. You’ve gotten up when you’ve been knocked down. You’ve continued to believe. You haven’t given up. Now, though, you may be feeling weaker, after so much time without getting closer to what you want. What you don’t realize is that you are closer. Very close in fact. Don’t allow your past experiences to limit your dreams for the future. Keep believing, and your belief will be rewarded very soon.

La Nebbia

questa nebbia che vi frastorna, che vi disorienta, io la vivo tutti i giorni.

Più calore emani,più nebbia ottieni, alla sera.

E finisce che bruci e non hai ottenuto nient’altro che nebbia.

Eppure c’è quello 0,1% di possibilità che un giorno non cali la nebbia.

Che il sole non tramonti, e che restituisca calore. E’ per quello 0,1% che vale la pena di vivere, anche quando non c’è altro che nebbia.

Take a Look – Down

Take a Look – Down, originally uploaded by FilippoDeSanctis.

Da Yahoo Answers:

Che significa se abbassi lo sguardo quando un ragazzo ti guarda?

C’è un ragazzo che mi interesssa, ma non particolarmente, o almeno così pensavo. quelli di cui dici “si, è carino….”, ma niente di più.

Da un pò c’è uno scambio di sguardi, qualche saluto…oggi eravamo a poca distanza, lui mi ha guardata, ma non ho retto lo sguardo per cui ho guardato altrove e ho fatto la finta tonta.

che dovevo fare?
che significa secondo voi?
grazie

E riscriverla così, pari pari.

Il Natale dovrebbe essere di Domenica

Il natale come spartiacque dell’anno. Molto più del capodanno, o dei mesi estivi.

E’ un po’ che rileggo cose scritte mesi, anni fa. Sul blog e altrove.
E mi rendo conto che anno dopo anno, non è cambiato niente. Che il Black Xmas dello scorso anno, non è stato, e non sarà diverso.
Magari i contorni saranno di un colore meno pacchiano, ma la sostanza no.Sempre la stessa, sempre quella.
A me non piace il Natale, non mi esalta quello spirito felice.

Forzatamente, felice.

Non sono felice di mangiare, di bere, di vedere la mia famiglia. Forse nemmeno i miei amici.
Voglio solo un giorno tranquillo. In cui staccare la spina. Il mio Natale ideale è la domenica.

Odio i regali, farli, riceverli. E’ difficile anche reagire ad un regalo, se ci pensate bene. L’entusiasmo finto di fronte al pigiama. Il “basta il pensiero” del regalo peggiore di sempre (a memoria non saprei nemmeno dire quale).
La domenica non ci si fa regali. Ci si regala del tempo. Ecco.

Del tempo. Vorrei del tempo. Per me, per le persone a cui voglio bene, per la mia vita, per sentirsi per una volta non di corsa. Non costretto a fare qualcosa per partito preso, o perché “non si può fare altrimenti”. Fare qualcosa perché si ha voglia di farla.
Dormire fino a tardi, o alzarsi all’alba e correre verso il nulla. Mangiare in spiaggia o digiunare per giorni. Buttarsi nella neve fresca o rinchiudersi in una baita di montagna. Non è importante cosa si fa, ma la voglia che si ha di farla.

E io, oggi, non ho voglia di fare Natale. Io ho voglia di fare Domenica. E di rovinarmi il sabato sera, al pensiero che il giorno dopo non devo fare niente di quello che non voglio fare. La Domenica. Altro che Natale.

Alle sette meno cinque

Non è semplice sedersi a scrivere. Un mese dopo, poi.

Ma si fa lo stesso.

Sono cambiate cento cose, in trenta giorni. Eppure sembrerebbe tutto uguale a prima, deve essere colpa del mio voler recitare a tutti i costi una parte. Anche quella di uno a cui fila tutto liscio, quella di uno a cui non interessi molto di quello che lo circonda.

A forza di interpretarlo, prima o poi, diventerò così. E invece mi vedo abbandonato, e colpito. Colpi a raffica sul petto, forti come non mai. Da togliere il fiato. E colpo su colpo, al solito, la reazione è sempre quella.

Quella di chi non si stupisce più, ormai che interesse avrei, a farlo, quando le cose vanno a finire esattamente come sempre, come prima, come è prevedibile che vada.

E torno a scrivere che il problema non sono io, ma voi. Che a stesso stimolo reagite in maniera paritaria. Che gusto c’è a sapere come va a finire? Tanto vale cambiare le carte in tavola.

E’ che stavolta le avevo cambiate, eccome. Il risultato, identico, ovviamente.

Quando meno te l’aspetti

E una tastiera piccola, da sfiorare.

Il rapporto con la tastiera é importante, definisce la velocità con la quale si pensa, non solo si scrive.

Scrivo velocemente, dopo serate serene.

Quello che cerco é solo questo. Serenità, tranquillità, quei quattro amici e le loro idiozie. Le battute sui soliti personaggi, sempre uguali, sempre le stesse.

Se un giorno dovessi perdere tutto, vorrei rimanere così, con gli amici a tavola. A tavola si parla più velocemente, come avessi una tastiera comoda.

Sentirmi guardato dai tuoi occhi.

Magra dagli occhi lustri, dai pomelli
accesi,
la mia anima torbida che cerca
chi le somigli
trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria
di passoporto
e guardarti mangiare avidamente!
E coricarmi senza desiderio
nel tuo letto!
Cadavere vicino ad un cadavere
bere dalla tua vista l’amarezza
come la spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli
che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!
E sentirmi guardato dai tuoi occhi
ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:
poterti far piangere, potere
piangere con te.

Scoperta da poco, fra le migliori poesie del mio Sbarbaro.

Si, mi capita così.
Di avere la necessità fisica di sentirmi guardato dai tuoi occhi.

La gioia dell’amaro. Il mio, forse.

Cantando al PianoBar

Stasera, magari un giorno vi spiegherò perchè e percome (mi sono sempre chiesto come si scriva, percome) sono di nuovo qui davanti ad un microfono e ad un pubblico, ho cantato “Baciami Ancora” di Jovanotti.

E mi sono ricordato di quanto sia più efficace cantarla, una canzone, anziché limitarsi ad ascoltarla, anche se con attenzione.

Quando fai tue le parole, quando rubi i pensieri di altri, interpretandoli e trasportandoli nel quotidiano. Quando leggi fra le righe anche quello che magari non necessariamente sia stato scritto. Ma a te fa comodo così. Fa comodo leggere oltre. Fa comodo cantare oltre. Fa comodo.

“Un bellissimo spreco di tempo

un’impresa impossibile

l’invenzione di un sogno

una vita in un giorno

una tenda al di là della duna”

E allora perché dubitare? Perché chiedersi ancora se questo “spreco di tempo” in realtà non sia così impossibile. Perché smettere di sperare.

La vita, in un giorno. E quella duna leopardiana. Aldilà della collina, l’infinito.

Lamento



Lamento, inserito originariamente da FilippoDeSanctis.

E’ che F. è fatto un po’ così.

Non ci si crede a volte. Che sia possibile, dico.

Che sia così, sempre dico. Meglio, scrivo.

E rimanere stupidi da certe cose è normale. Ogni tanto capita anche a me. Non lo so perché mi capitano certe cose. Ma mi piace.

Il personaggio prima della persona.

Forza, cancellate tutto.

Forza, cancellate tutto., inserito originariamente da FilippoDeSanctis.

Non scrivete subito poesie d’amore,
sperperate l’allegria e siate tristi e taciturni con esuberanza.

Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

[Soffia]
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