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Vietato attraversare i binari

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Vietato provare. Vietato uscire dallo schema, presunto.

Ridotto così, a paragonare vite e treni.

L’ultimo, treno.

Come se non avesse il fine corsa. Un posto dove raggiungerlo.

Mi dispiace.

Milano mia, METRO-poli

Milano che non ti aspetta
Milano che ha sempre fretta

Milano che ti spinge
Milano che non chiede scusa

Milano che non ha niente da dire
Milano che non ha niente da dare

Ore 12:00 – La mia Metro

Un biglietto, grazie (hai sentito il prego,tu?)  Chissà come si infila in questo macchinario infernale. Direzione Direzione Direzione…Ecco, qui. Salgo, dopo un po’ d’attesa, mentre si accendono i lettori mp3 (li usano solo qui, credo).

Mi siedo: Un Vestito verde, sottile, di fronte a me, quasi a presagire l’autunno. A sx un paio di gambe che spaventerebbero chiunque, cinquant’anni di gambe, stupende, lunghe e affusolate, tese e slanciate sui tacchi.Un tipo col cellulare senza campo, e lui, forse, senza scampo.Un vecchio rugoso, religioso, con la camicia nera e il golfino, le scarpe gommose lucide e una bibbia vicina agli occhiali, per leggere di miracoli, magari di arrivare.In alto quella dannata pubblicità dei corsi d’inglese, come se a Milano non lo sapesse nessuno l’inglese (forse non lo sa nessuno, in effetti).Mancano poche fermate, salgono due turisti, svedesi, alti come le guglie del Duomo. Ed eccolo il suonatore di chitarra (grazie signo’fame signo’tredici bambini signo’).

Fine, prendo aria, mentre salgo le scale, non quelle mobili, troppa folla, spengo il lettore e penso: “Prendo il tram, domani”