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Sputare per terra

è uno dei segni inequivocabili della mia personalissima rabbia.

Quando c’è qualcosa che non mi quadra, istintivamente, la mia salivazione aumenta, e sputo. Vizio da ex calciatore dilettante. 

Sputo doppio se a farmi arrabbiare è il controsenso. Di chi dice che sia impossibile credere in un Dio che ci aiuta, e poi non fa niente per aiutarsi da sola. Ecco, io quelli che non si determinano da soli, che preferiscono il “sto male” al “magari trovo un modo per”, non li sopporto. 

I Passivi, và. Definiamoli così.

A me non m’hanno mai regalato niente. E nemmeno a molti di voi. Ma quando sto male, non mi chiudo in una stanza con la musica di Paolo Vallesi a palla, e la testa sotto il cuscino. 
Mi arrabbio, esco, e sputo. 

Buona Saliva a Tutti.

Traslochi

La scatola ha già la polvere, sul coperchio, in realtà.

Come si dice ” a Babbo Morto? “, che in fondo mi sono sempre chiesto come mai si dica così.

Sono in un appartamento vista mare, da 4 mesi. Sono cambiate diverse cose. I treni sono partiti, senza ritornare. Ho smontato la stazione. Quando avevo 20 anni dicevo a lei: “Vedrai che il tuo treno prima o poi deve arrivare a fine corsa, e li ci sarò io.” Non è stato così. Non ancora, quantomeno. E’ stato un viaggio stupendo, però, lo porterò sempre con me. 

L’ultimo treno no. Game Over, come fosse una partita di super mario, e non avessi altri gettoni. Come quando provavo a finire i giochini con cinquemilalire in gettoni. Non riuscendoci. 

Ho un tappeto a righe. Un divano a righe. Un  pigiama a righe. Cerco tende a righe. 

Cercassi un ordine, sarei perfettamente schierato. Cerco un agente del Caos. E’ bianca, sopra una pelle olivastra. Ha gli occhi chiari e i capelli in disordine. Come il suo caos. Perfettamente disordinato. L’unica cosa di cui avevo bisogno. Fra le righe. 

Ha ragione il Cile. Al decimo Gin Tonic ho scelto la saggezza. Ho ampiamente ascoltato le ragioni, e poi ho tirato dritto. E mi sono lasciato andare a questo caos calmo. Come scriveva Veronesi, nessuno può farti stare bene, se il bene non è già in te. 

Io ne ho a frotte, di bene, dentro.

Passano i giorni, i mesi, gli anni

Così, tutto d’un fiato.

Passano i giorni, i mesi, gli anni, e mi pare di essere sempre lo stesso, di avere sempre gli stessi problemi.

L’avevo scritto, tempo addietro. Troppo tempo addietro. Talmente tanto che a memoria non ricordo i dettagli, ma la sensazione è identica. E non credo ci sia nulla di positivo in ciò.

E se permettete la cosa mi infastidisce e non poco.

Ce l’ho con te. Si. Arriva il momento della tua verità, Eraclito e le sue teorie da esporre, vivere e rivivere, titoli di bozze, appunti sparsi su un blog lasciato a metà, abbozzato, michelangelicamente sospeso on the net.

Sarebbe ora di mettere i puntini sulle i.

Anno Zero.

Vietato attraversare i binari

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Vietato provare. Vietato uscire dallo schema, presunto.

Ridotto così, a paragonare vite e treni.

L’ultimo, treno.

Come se non avesse il fine corsa. Un posto dove raggiungerlo.

Mi dispiace.

Rivivere, come cambiare, se le paure non vogliono farlo.

Ci sono esperienze che vanno rivissute.

Vivere due volte. Come se fosse possibile una vita oltre quella terrena.

Quando le paure tornano. Ma il punto dal quale le affronti non è più lo stesso, e ti sembra diverso. Come se si potessero dominare. In realtà non puoi dominarle, sono sempre li. Ma il tuo punto di vista, quella angolazione che riflette diversamente la luce, sulle tue paure, le rende quasi piacevoli.

Si, piacevoli.

Rivivere è tornare su di uno stesso punto due, forse tre, anche quattro volte, in un arco di tempo indefinito, e sentire il piacere di essere diverso. La paura non cambia mai. Tu puoi.

E quando pensi che una partenza ti possa regalare solo paure, li, quasi senza volerlo, trovi il piacere di questo nuovo punto di vista. Di questa nuova luce riflessa. E hai la consapevolezza che la paura diventa certezza del contrario. Rivivere una paura è avere un enorme coraggio. Il coraggio di credere che si possano superare.

E io chi sono, per non superarmi. Si, è la paura di me.

Non sai mai quanto ti manca qualcosa, finché non te ne privi. Il dolore, e la paura, sono necessari.
Ipoproteinosi di Urbach-Wiethe, si chiama così la sindrome di chi non riesce ad avere paura. E’ la peggiore che possa avere un uomo.

Eppure, m’è così dolce.

Associazionismo e lavoro

A ventotto anni, a dieci anni di distanza dalla mia presunta maturità, realisticamente solo anagrafica, e solo raramente comportamentale e di coscienza delle proprie cose e di quelle degli altri, o anche solo del mondo circostante. Mi ritrovo a viaggiare su un bus che mi porta a casa, nel giorno degli scioperi dei trasporti. Torno da un incontro fra persone, giovani imprenditori del mondo alberghiero. Gente che l’albergo l’ha ricevuto dalla famiglia, gente che l’albergo l’ha comprato a 20 anni, coi debiti, gente che semplicemente ci lavora. Gente normale. Vite normali.

Eppure, a loro modo, sono tutte persone speciali. Perchè mi fanno sentire normale. Mi fanno sentire un essere sociale. Non social, attenzione. Sociale. Sentirsi parte di un qualcosa, avere qualcosa da dirsi, e confrontarsi, sulle difficoltà di questo mestiere, ma anche sui suoi piaceri, è il punto di partenza e contemporaneamente di arrivo di in percorso che non è solo formativo. Sarebbe riduttivo limitarsi a dire che con il confronto si cresce. Riduttivo.

L’associazionismo è una delle grandi possibilità che abbiamo. Non ti forma, ti trasforma. Rende le tue giornate piene. Più di quanto non lo fossero già. Paradossalmente cercare soluzioni ai problemi che riguardano non solo te, piccolo e giovane imprenditore, ma anche quelli di altri colleghi, del tuo territorio e non solo, è meno faticoso e appagante di risolvere solo i propri.

Perchè dobbiamo limitarci a svolgere il compitino? Perchè dobbiamo sentirci dire che abbiamo fatto un buon lavoro, quando abbiamo la possibilità di fare un lavoro ottimo, straordinario? Perchè dobbiamo subire passivamente la nostra vita imprenditoriale?

Rimboccarsi le maniche, insieme, il lavoro sarà migliore. Per noi e per gli altri.

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Pochi post più giù, Natale di Domenica

Non ci avevo fatto caso. Qualche posto più giù, giusto un anno fa, speravo in un Natale di domenica.

Quest’anno colpo doppio: Natale di domenica e Capodanno di Sabato.

E allora auguri, per un 2012 che vi regali tante domeniche. Riprendo a scrivere un po’ di più, quasi quasi.
In fondo nasciamo con la voglia di esprimerci. Come esimerci?

Gli orecchini di una donna, a Capodanno

Stamattina, alla radio:

Auguri alle donne e ai loro orecchini: I gesti che compiono per indossarli, sono l’esaltazione della loro femminilità.

Buon anno a voi, orecchini.

Scegli una vita, un lavoro, una carriera e una famiglia.

Choose life. Choose a job.

Choose a career. Choose a family.

 

Choose a fucking big television,

Choose washing machines, cars, compact disc players, and electrical tin can openers.

Choose good health, low cholesterol and dental insurance.

Choose fixed-interest mortgage repayments.

Choose a starter home.

Choose your friends.

Choose leisure wear and matching luggage.

Choose a three piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics.

Choose DIY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning.

Choose sitting on that couch watching mind-numbing spirit-crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth.

Choose rotting away at the end of it all, pissing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked-up brats you have spawned to replace yourself.

 

Choose your future. Choose life

Metti che un giorno credi all’oroscopo

Giornata piovosa, periodo piovoso. Grigio é un eufemismo. (Ho sempre sognato di dirlo, eufemismo)

Nel parcheggio di un centro commerciale, in una custodia per fiat panda, scarico applicazioni per blackberry.

Fra queste l’oroscopo. In inglese.

È una lingua musicale, l’inglese.

Senti che musica:

DailyHoroscope for Cancer
Mar 5 2011
Set your expectations high for the rest of this year, Moonchild. For a long time now you’ve held certain special dreams close to your heart. You’ve lingered in this hopeful state in the innocent belief that you’d realize those dreams. You’ve gotten up when you’ve been knocked down. You’ve continued to believe. You haven’t given up. Now, though, you may be feeling weaker, after so much time without getting closer to what you want. What you don’t realize is that you are closer. Very close in fact. Don’t allow your past experiences to limit your dreams for the future. Keep believing, and your belief will be rewarded very soon.