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Overdose

Dio, la mia testa!
Stamattina già cinque caffè
e tanta nicotina.
Dammi due cachet.
E lo stomaco!
Ci ho proprio un chiodo nel duodeno
saranno le tre grappe
o i Campari a digiuno?
(il Martini? Ma via, ne ho preso solo uno!).
Piuttosto è la vodka
che mi ha un pò agitato,
per fortuna col Valium
mi sono calmato.
(ma, credi a me, il massimo è il Tavor con gin e Fernet).
Adesso però devo star su
fino a domattina mi sparo due caffè
Optalidon e Aspirina
e se proprio crollo un’anfetamina.
Ah, si, le sigarette
io quando lavoro devo averle lì
sul tavolo una stecca di Marlboro
se no, non riesco.
Forza partiamo!
Due whiskini ghiacciati
e scriviamo un bel pezzo
su quei poveri drogati
(ahi, la mia testa presto, altri due cachet).
Dunque: perchè lo fanno?
Perché? Perché?

Stefano Benni (“Prima o poi l’amore arriva”, 1981)

Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini.

L’avevo già postata, mesi fa. Ma ogni volta, mi sento così. E la riposto, ecco.

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni,
tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.
Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci,
fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.
Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi,
fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini,
di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici.
Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono,
un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla;
manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

Verrà l’estate, e il mio palco con essa.

Verrà l’estate
senza avvisare
Un treno lento che costeggia il mare
Sul marciapiede vuoto alla stazione
ti farai trovare

Si, verrà, presto anche. E ne sono felice. Perchè ho bisogno di applausi, di chi, guardandoti negli occhi riesca a capire cosa nascondi. Di quelli che, salutandoti gli anni passati, pensavano, tanto non molla, figurati se non si rimette su quel palco. No, non mollo. Voglio quel palco di nuovo, a modo mio, in dieci anni di lavoro  l’ho creato dal nulla.
Vi ho visto crescere, e mi avete visto crescere, e insieme asse di legno su asse di legno, luce su luce, chiodo su chiodo, quel palco, l’abbiamo costruito.

Perchè dovrei abbandonarlo? Per fare il direttore d’albergo? La mia estate è fatta di sedici tavolini da spostare, tutte le sere, di assi di legno sporche, di quinte spinte dal vento, dalle canzoni di Milva e dalle mie parrucche arancioni. Non posso nasconderlo.

Na. Io voglio le mie parrucche, per conquistare i vosti applausi, come aria fresca, d’estate.

Respiro.

Estate

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I primi frutti di una rinascita, di una nuova stagione.

Mi sento in piena estate, mentre nevica, su Milano. Come a voler superare le stagioni. Da anni ormai vivo ciclicamente. Per me l’inverno è finito, sono in primavera, dove tradizionalmente mi innamoro. Anzi, come mi piace dire, mi faccio innamorare addosso. Per poi trasformarmi in un animale estivo, con i suoi ritmi disumani, con le sue ansie, le preoccupazioni di un palco che non ho la forza di abbandonare. Le mie parrucche e i miei giochi. Quel microfono magico, che mi da lo smalto e rifulge.
Si, sono già li, con la mente, al pubblico.

Alle mie abitudini.

La mia primavera, è il vostro inverno. La mia estate,la vostra primavera.
Il mio autunno, quando la mente è già tesa ad un settembre stanco, la vostra estate.
Che d’inverno, mentre voi pensate ancora alle foglie cadute, io sono li a starnutire, viso al sole.

A conferma che è bello scrivere

La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.
Francesco Bacone

Alcuni scrivono soltanto perché non hanno carattere sufficiente per non scrivere.
Hans Hermann Kersten

Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.
Karl Popper

Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.
Roberto Gervaso

Il vero problema dello scrivere non è tanto di sapere ciò che dobbiamo mettere nella pagina, ma ciò che da questa dobbiamo togliere.
Gustav Flauber

Scrivere non è vivere. È forse sopravvivere.
Blaise Cendrars

Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti.
Jules Renard

Vi sono tre regole fondamentali per scrivere un romanzo. Per sfortuna nessuno le conosce.
William Maugham

Sciopero trasporti

Scioperano i trasporti a Roma, a Milano, in Francia, si fermano Aerei, Treni, Navi, Tram, Taxi, etc.

In queste ore di mobilitazione, Prevért ha una risposta a tutto:

Davanti alla porta dell’officina
l’operaio s’arresta di scatto
il bel tempo l’ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo e
strizza l’occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

Che stile aveva, quest’uomo?

Dai, è quasi finita.

 

Ti criticheranno sempre,

parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa

andare bene come sei.
Quindi:

vivi come credi.

fai cosa ti dice il cuore…

ciò che vuoi…

una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
quindi:

canta,ridi,balla,ama

vivi intensamente
ogni momento della tua vita

prima che cali il sipario

e l’opera finisca senza applausi.

Occhibelli – aggiornamento stato d’animo

 

La stanza ha pochi metri e non c’e’ neanche il mare..
assurdo immaginarsi un volo di gabbiani..
ma tu ci devi vivere io me ne voglio andare
ti cercherò comunque nel modo che conosci.

Il Clown

 

Io sono un clown e faccio collezione di attimi.

Per l’appunto mi sono rimesso nei panni del clown – torno a fare l’animatore – per questo non mi leggerete così spesso.

Ma tornerò, molto presto.

(non posso permettermi di farti aspettare)

 

La poesia del Clown:

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini. Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

Amen

 

Macro-Micro-Fotografia

Sono giorni che aspetto la macchina fotografica.

Riuscirò a fare cose del genere?