Archivio mensile:gennaio 2012

Associazionismo e lavoro

A ventotto anni, a dieci anni di distanza dalla mia presunta maturità, realisticamente solo anagrafica, e solo raramente comportamentale e di coscienza delle proprie cose e di quelle degli altri, o anche solo del mondo circostante. Mi ritrovo a viaggiare su un bus che mi porta a casa, nel giorno degli scioperi dei trasporti. Torno da un incontro fra persone, giovani imprenditori del mondo alberghiero. Gente che l’albergo l’ha ricevuto dalla famiglia, gente che l’albergo l’ha comprato a 20 anni, coi debiti, gente che semplicemente ci lavora. Gente normale. Vite normali.

Eppure, a loro modo, sono tutte persone speciali. Perchè mi fanno sentire normale. Mi fanno sentire un essere sociale. Non social, attenzione. Sociale. Sentirsi parte di un qualcosa, avere qualcosa da dirsi, e confrontarsi, sulle difficoltà di questo mestiere, ma anche sui suoi piaceri, è il punto di partenza e contemporaneamente di arrivo di in percorso che non è solo formativo. Sarebbe riduttivo limitarsi a dire che con il confronto si cresce. Riduttivo.

L’associazionismo è una delle grandi possibilità che abbiamo. Non ti forma, ti trasforma. Rende le tue giornate piene. Più di quanto non lo fossero già. Paradossalmente cercare soluzioni ai problemi che riguardano non solo te, piccolo e giovane imprenditore, ma anche quelli di altri colleghi, del tuo territorio e non solo, è meno faticoso e appagante di risolvere solo i propri.

Perchè dobbiamo limitarci a svolgere il compitino? Perchè dobbiamo sentirci dire che abbiamo fatto un buon lavoro, quando abbiamo la possibilità di fare un lavoro ottimo, straordinario? Perchè dobbiamo subire passivamente la nostra vita imprenditoriale?

Rimboccarsi le maniche, insieme, il lavoro sarà migliore. Per noi e per gli altri.

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