Archivio mensile:marzo 2010

Forza, cancellate tutto.

Forza, cancellate tutto., inserito originariamente da FilippoDeSanctis.

Non scrivete subito poesie d’amore,
sperperate l’allegria e siate tristi e taciturni con esuberanza.

Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

[Soffia]
Alleghiamo :

e Roberto Gervaso

Credo che non abbiate colto. Ripropongo le ultime due righe:

Domani mi chiederete “che è successo”. E io vi risponderò “nulla”.
In quel momento, sappiatelo, avrò capito cosa c’era di sbagliato in me.

E’ rimasta una sola difficoltà. Supererò. Ottimismo.
Ma la supero a modo mio. Per una volta non voglio far rumore che non sia il silenzio. Ho bisogno di pace.
Ho bisogno che le cose scorrano per un po’, per tre giorni ho voluto non fare finta di niente.
Ho bisogno che ci si rivolga a me in maniera naturale, senza forzature.
Ho bisogno delle cose semplici al mattino.
Ho bisogno di umanità e poco altro.
Ho bisogno di tornare alle origini.
Ho bisogno di acqua salata.

Magari un giorno lo scrivo, cosa è successo. Magari no.

E’ che leggevo Gervaso:

[L’altruista è uno che ha fatto male i propri conti.]
[Le donne che pretendono una lunga corte, o sono frigide o vogliono sembrare virtuose. In entrambi i casi, è meglio lasciarle perdere]
[L’uomo ama tanto se stesso anche per il timore che gli altri non lo amino abbastanza.]
[Scendere a compromessi è un modo come un altro per salire.]

e sopratutto:

[Nulla ci difende meglio dall’egoismo altrui che quello nostro.]

Il linguaggio della resa. [Leggi solo se credi di averne il diritto]

Non mi piace. Affatto.

Però, dopo due giorni così. La necessità è quella di trovare una svolta. Non credo sia giusto cambiare il mio comportamento. Mi ha portato dove sono, e dove merito. E se quello che merito è frutto di quello che ho seminato, è giusto che raccolga tempesta. Manco avessi distribuito vento a kili. [a kilometriorari, forse]
Troppa testa, solo testa, ancora testa. Eccolo il risultato. Sono l’amico e il nemico di tutti. La base del mio rapporto con il mondo è la maschera che porto. Un personaggio costruito ad arte per avere un rapporto sempre simile a se stesso, nel tempo, con interpreti diversi. Sovrapporvi non è difficile, anzi. E’ quasi naturale. La naturale evoluzione della mia storia. Processi ripetitivi, con soggetti diversi. Scienza esatta del rapporto fra causa ed effetto.
Così mi si chiede di capire, e poi di sparire. A distanza di poco. E con una facilità, nel cambiare quella proporzione fra amico e nemico,  sorprendente.
Non potendo cambiare il mio modo d’essere, che fare? Forse, dietro la testa, c’è anche qualcosa di diverso. Meno attento al peso delle parole, meno proiettato alla previsione. Che sia in grado di rompere quel rapporto fra causa ed effetto, quella catena interminabile di soluzioni, sovrapponibili. Rompere uno schema.
Forse oltre quel personaggio c’è altro. C’è chi è in grado di tirare dritto, e sradicare le proprie convinzioni, i propri pregiudizi sul comportamento.
Forse non è necessario cambiare, ma solo spostare la prospettiva. Mettere la testa un passo indietro. E agire diversamente
Sono mesi che scrivo di coraggio. E più ne scrivo, meno ne ho. Dovrei smetterla, anche di scrivere e condividere. Che poi continuate a costruire su di me un progetto di amico, o di nemico. E fra non molto mi chiederete di capirvi, di nuovo. Come amico, e come nemico.
Ma a me, chi mi capisce? Non ci riesco da solo, figuriamoci voi. Al solito dovrò fare da solo. Dovrò capire perché butto la testa in avanti, ottenendo sempre le stesse risposte. Perché devo sentirmi dire che siamo tutti uguali, quando è evidente che gli unici uguali siete voi. Stessi stimoli, stesse risposte. Io voglio solo un brivido. La diversità. A qualunque costo.
Anche a dover rischiare di non pesare più parole e sensazioni. Pare l’unica strada percorribile, per ottenere una risposta che non sia già stata usata.
Domani mi chiederete “che è successo”. E io vi risponderò “nulla”.
In quel momento, sappiatelo, avrò capito cosa c’era di sbagliato in me.

Tempo al Tempo.

Orologio

Tempo al Tempo

Sveglia atipica, stamattina. Come se avessi sentito bussare. Come se fosse venuto il tempo di alzarsi. Di muoversi da quella situazione. E subito dopo, il tempo. La parola tempo.

Leggevo di “tempo al tempo”, di “non ho tempo”, di “deve venire il tempo”, di “non è il tempo per”.
E ripensavo che l’ho detto troppe volte, anche io.

“Mi manca il tempo di”

Poi ascoltavo gli Stadio, e all’improvviso ho sentito questo:  (Sbarbaro direbbe “una luce si fa nel dormiveglia”)

“Se ogni cosa ha il suo tempo
trova il tempo per me”

Dovrebbe bastare. A me, anche a te che leggi. Per capire cosa fare.
Ogni cosa ha il suo tempo, trovalo.