Archivio mensile:dicembre 2009

A Natale, più solo che mai.

“In questi giorni da incubo, il luogo migliore per incontrarci è nei miei sogni.”

E’ il paradosso che mi insegue da qualche anno.
Ma non posso fare a meno di sentirmi così.

Non è una imposizione, come quella degli emarginati, dei derelitti, degli abbandonati. Non sono chiuso in clinica, un centro di igiene mentale. Ma è Natale. E il mio Natale, qui, è così.

E’ la manifestazione palese della solitudine.  Scelta. Sarebbe impossibile, in effetti, trovarsi da soli non per causa propria, non per scelta. Eppure, è pieno qui. Fisicamente, almeno.

Invece capita che, di anno in anno, tempo seguendo tempo, il mio Natale sia sempre peggio. Sempre più solitario. Che la mia scelta sia di evitare la festa e i panettoni, il cinema, la discoteca a Natale, al limite del rifiuto di Cene e Pranzi. E’ la mia famiglia, i miei affetti, i miei amici. E’ una mia scelta. Non la condanna.
Forse soffro la pressione. Da dieci anni la sopporto, ogni giorno, ogni sera, nella vita e sul palco (quindi solo nella vita). Il confronto umano, la sfida dei regali, gli auguri, le carte, i giochi. Forse ho sbagliato tutto. Non sono un animale sociale. Un DIVERSO. L’errore sta nel termine enfasi. Enfatizzare le cose sbagliate. Ti porta a sbagliare le valutazioni. Ad isolarti nei gruppi socialmente anonimi.

E’ la scelta. L’omologazione, e la sua negazione. Pillola Blu o Pillola Rossa. Quella voglia di sfumature. La differenza fra Crescere e Isolarsi.
Io sto veramente male, a Natale. Non dipende dal cambiamento. Dalla difformità fra i miei ricordi di bambino e quelli di adulto. L’attesa di un evento attraverso la sua anticipazione non basta a creare, almeno in me, quella delusione che porta alla depressione. Tutto, tranne il Natale, segue quelle logiche, nella mia vita.
Perchè, allora, è così, il mio Black Christmas?

Overdose

Dio, la mia testa!
Stamattina già cinque caffè
e tanta nicotina.
Dammi due cachet.
E lo stomaco!
Ci ho proprio un chiodo nel duodeno
saranno le tre grappe
o i Campari a digiuno?
(il Martini? Ma via, ne ho preso solo uno!).
Piuttosto è la vodka
che mi ha un pò agitato,
per fortuna col Valium
mi sono calmato.
(ma, credi a me, il massimo è il Tavor con gin e Fernet).
Adesso però devo star su
fino a domattina mi sparo due caffè
Optalidon e Aspirina
e se proprio crollo un’anfetamina.
Ah, si, le sigarette
io quando lavoro devo averle lì
sul tavolo una stecca di Marlboro
se no, non riesco.
Forza partiamo!
Due whiskini ghiacciati
e scriviamo un bel pezzo
su quei poveri drogati
(ahi, la mia testa presto, altri due cachet).
Dunque: perchè lo fanno?
Perché? Perché?

Stefano Benni (“Prima o poi l’amore arriva”, 1981)