Archivio mensile:aprile 2009

I wanna talk tonight

I wanna talk tonight

Until the mornin’ light

‘Bout how you saved my life

Altra notte, altro discorso con te stesso.

Sarebbe facile e forse riduttivo, dire che la notte porta consiglio. Ma è proprio quello che capita, quando i minuti non vogliono scorrere. Il tuo tempo relativo è sempre valido.

E appoggiato a pareti rosse, su divani vinaccia, attendi una scossa, termine da usare ora più che mai. Ed a un certo punto arriva e ti scuote. Che cercando passatempi notturni trovi quello che ti aspettavi meno, o almeno il meno convincente. Menomale che l’hai trovato, quantomeno in tempo utile. Potevi farne a meno? (volutamente scritto in tono minore, ciò)

Gandhi ha ammesso di non pensare a quello che gli sarebbe capitato il giorno dopo, e per questo, di sentirsi libero.
Io vorrei farlo. Ma ora dopo ora, non mi sento libero come vorrei (172 volte di fila). Perchè il pensiero del domani sembra essere la priorità, ad oggi. (Non è quantomeno pittoresco che il pensieri del domani, sia oggi, un problema, risolvibile proprio il giorno dopo?)

Il ritrovare intese e stilemi. Certezze.

Servirebbe solo quello, basterebbe addirittura.

Ma mentre le dita scorrono veloci, a duecento caratteri o giù di li, arrivano le cinque. E il domani è già arrivato.

E’ ora di cornetti. Con permesso.

Buongiorno, amici miei.

Il terremoto è una canzone d’amore

Ascoltavo Moro, oggi pomeriggio, prima di una partenza. E mi rendevo conto che parlare di un terremoto, come quello che abbiamo, e stiamo ancora, vivendo, è come cantare una canzone d’amore. Per la propria città.Capita di vedersi sfuggire le cose dalle mani, perdersi nel tempo, nella memoria.Di non rendersi conto di quanto possa essere importante una persona, e di riflesso, una città.

Un terremoto così, è come restare soli, essere abbandonati dalla propria donna. Dal proprio amore.
Le luci della notte mi fanno compagnia
Sto in macchina da solo perché tu sei andata via
E provo a immaginare il mio futuro senza te
Come farò a ricominciare


Stasera sei lontana
Mentre io penso a te
Eppure sei vicina a me
Non chiedermi perché
Sarà che mi hai cambiato la vita
Sembra ieri
Eppure mi hai cambiato la vita

Stasera, ormai d’abitudine, i miei ospiti dormiranno, spero, con in mente il proprio amore aquilano. La loro vita è cambiata per sempre, come se la propria donna non possa più tornare indietro. L’unica speranza che hanno è quella nell’amore, che torna. Io ci credo.

Hanno cambiato anche la mia di vita, devo crederci.

F.

[San Vito Aquilano]


Li ad un passo

Mille notti come queste, ho sognato. Di vigilie importanti. Di partenze e ritorni. Questa ha un sapore diverso, però. E’ quello del pesto fresco appena battuto, della buccia di mandarino che ti schizza sul volto, dell’acqua tonica [brillante direbbe mio padre]. Quella punta di brio, tra le sensazioni buone.

Questa è la notte di vigilia più difficile, forse. Quella che segna una partenza verso la solita calabria, meno solita del solito. Solitamente solitaria e soleggiata. Mi aspetta una compagnia e un sole artificiale. Una luce forte e intensa, che renda quel piccolo studio il mio grande palco.

Recitare è come sognare, visualizzare concetti, idee, impressioni ed emozioni.
Domani sarà come sognare. Lasciatemi dormire.