Archivio mensile:dicembre 2008

Che William aveva ragione

Ultimamente, diciamo pure negli ultimi due giorni, ho riscoperto il piacere di leggere Shakespeare.

E mi capita di farlo di notte, al pc, che  non sarà il modo migliore, sia chiaro, ma a letto, Shakespeare, fa un effetto diverso, nuovo. Almeno rispetto a come lo conoscevo io. E prende un peso diverso.

Pesa molto, William, ultimamente, nella mia vita. Tanto che non posso fare a meno di citarlo, e di sentirmi partecipe di quei pensieri. Anche quando, forse sopratutto, si riferiscono al quotidiano, e non ai suoi pensieri più alti.

Ieri pensavo a quanto sia difficile dare la buonanotte,e oggi William (io lo chiamo così) mi ha risposto, illuminandomi.

“Buona notte, buona notte! Separarsi è un sì dolce dolore, che dirò buona notte finché non sarà mattina.”

E la mattina, è sempre lontana, lontanissima. Ma la forza di una buonanotte, detta così, naturalmente, senza artifici, è grande. Perchè è sincera.
E io sono sincero quando ti do la mia buonanotte, quando ti auguro sogni d’oro, quando accendo i fuochi, sperando nei botti.

Perchè nella normalità di una buonanotte, io ci vedo tanto di speciale?

Sento Natale…

Sento il Natale lontano, che i problemi non vogliono svanire, nemmeno in questi giorni.

Sento addosso quella sensazione di calore, ma non sembra scaldarmi.

Sento la necessità, fisica, di calore umano.

Sento che non è sempre riconducibile al mondo umano, l’affetto.

Sento il bisogno di scambiare questo affetto.

Sento piangere le mura, qui.

Sento, ed è già tanto.

Le mie liste e categorie

Ultimamente mi trovo a scrivere liste, categorie, priorità e impressioni. Non da solo, in compagnia, come se cercassi negli altri l’organicità della mia vita.
Non so se siano in grado effetivamente di aiutarmi a capire me stesso, e come mi rifletto nel mondo. Ma di per sè, sembra, che sia divertente.

E il fatto che sia divertente, in sè, è divertente.

Il mio caffè

Mi piacerebbe passare ore tranquille, sorseggiando NesCafè con latte e molto zucchero, che macchi la mia scrivania ghiaccio. Invece al rientro ti trovi sommerso di lavoro, con la difficoltà della gestione dei propri piccoli spazi, dei propri impegni. Come se fosse sempre lunedì.
Il lunedì è anche di domenica, qui. Dove mi si rinfaccia che sia impossibile condurre una vita al mio fianco, per l’incapacità di trovare spazi per gli altri.Per un noi.

Eppure, mi pare, le giornate qui sono belle lo stesso. Se la materia è condivisa. Se davanti ad un caffè, espresso stavolta, si scherza su donne con grandi nasi vestite da Batman, che dovrebbero calarsi dal soffito. E la misura di questo benessere è tutta li, in quel caffè.

A casa, nella mia tranquillità, è lungo, con latte e tanto zucchero. Qui, nel mondo in cui vivo, è corto, forte, mai troppo dolce. Ma vivo. Intenso.

E a ben guardare, ci sta bene così, a noi, che beviamo caffè parlando di donne con grandi seni, vestite da Batman.
Che un porro, è sempre ben nascosto, dal costume.

Lawrence d’arabia

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Che ti ritrovi a non sapere cosa scrivere di un viaggio come questo.

Con la paura e l’ansia di essere delusi, al ritorno, e invece ritrovarsi ad avere talmente tante cose da dire e raccontare, dal non sapere come iniziare.

E allora non lo farò, non vi racconterò.

Ho vissuto una fantastica avventura. Si sappia. E questo vi basta.

Scrivere è scriversi.

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La notte prima delle partenze non chiudo occhio, in genere. Non ci riesco nemmeno stanotte, che la partenza non è la mia. Per farti sentire il calore di un abbraccio, di un “buon viaggio”.

Dino Basili, in “Tagliar Corto” scrive:

“Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.”

Lo aspetto con gioia, il ritorno.

Pochi mesi fa, queste cose le scrivevo io.
E ora, sono attuali, sono presenti, sono speranze, forse.

Buon Viaggio, a me.

Che ci si dimentica

Con il tempo le cose cambiano, le impressioni, le abitudini, le forme e le formule.

Ci sono poche costanti nella vita di un uomo, sopratutto di un uomo come me. L’unica mia costante è sempre stata, e sempre sarà, l’evasione mentale dal lavoro. Che adoro, sia chiaro, ma che mi piace evitare, almeno con la mente. E nelle mie evasioni produco cose strane, che a rileggerle, riviverle, riscoprirle, mi guarderei allo specchio per dirmi: “ma sei tu quello?”

Non lo so, ma a rileggere certi messaggi, non sembro io. Quanti sono io?