Archivio mensile:novembre 2008

Sarei terra arida e sabbiosa

Rosini cantava così.

Ad una settimana dalla mia partenza, verso un mare di corallo, e le catene sabbiose che ospitatono la massima espansione a sud di mio figlio Alessandro il Grande, sento le vibrazioni e il fermento tipiche di questi momenti.
E compro cose stupide, che avvalorino la mia spedizione. Scarpine blu, per non tagliarmi coi coralli, Asciugamani in tinta, come se dovessi andare a sfilare, Pashmine serali, come se andassi in una terra che non ha una storia sartoriale importante, loro che hanno fatto del commercio di tessuti e spezie la loro prima fonte di reddito. E’ stupido, ma così gratificante. Ammettiamolo, cosa c’è di meglio al mondo della preparazione di un viaggio?

La cura maniacale della valigia, blu, che di giorno in giorno, viene spostata di appoggio in appoggio, sul divano, sul letto, sul comò, sulla scrivania, in bagno, sospesa sempre fra l’essere riempita o svuotata. Preparare una valigia è come viaggiare, perchè la mente, a poco a poco, deve precorrere tutti i momenti di quei giorni alle porte. E’ il tatto, l’esperienza che cambia una preparazione di un viaggio.

Voglio toccarla la mia valigia, e scoprirne i granelli, nascosti fra le pieghe.

Chi ama e chiede contraccambio è un ricco che mendica da un povero.

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Storta come certe serate, come queste, come le discussioni animate, insensate, spinte dall’ira della delusione, dai rancori, dalle emozioni che sono ancora forti, intense. E più senti uscire le viscere, e più diventa storta, la serata. Per raddrizzarla, non c’è niente da fare. Colpi di martello, e contrappesi.

Parlare, è capire. Urlare, è imporre.

Io urlo, perchè non voglio capire, perchè so che capendo potrei stare peggio. E non mi va. Perchè dovrei stare male? Io voglio una vita tranquilla. E me la creo da solo, Volo via. Dove nessuno può giudicare.

..

Invece camminiamo, camminiamo
io e te come sonnambuli.

Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso.
E deserto sia, Regina.

Vivere in una canzone

Che poi capita di viaggiare, per ore, in autostrada, e per non ascoltare i soliti cd, cerchi stazioni radio.

E di stazione in stazione, di canzone in canzone, di strofa in strofa, di verso in verso, sembra che tutte le canzoni parlino di te. Ma proprio tutte. E ti ritrovi a canticchiarle con un senso che non gli avresti mai riconosciuto.  E le vivi diversamente.

Non capita anche a voi?

Castelli di Carte

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Passare ore & ore, a costruire, e poi soffiare forte.

Per il gusto di ricominciare,

la scoperta.

Prospettive

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Dallo spioncino, attentamente, cerchiamo spesso spiragli di luce.

E senza volerlo, a volte, ci ritroviamo a vivere un mondo che non è il nostro, con il quale è difficile interagire. Un mondo difficile da capire, nei meccanismi, nelle associazioni, nelle sue espressioni di vita che attraversano questo spioncino, questa piccola apertura.

E si pensa di essere in errore nel cercare di capire perchè e come funzionino le cose, di là.

No, amico, non sbagli.

Anzi.

E’ questione di prospettive. Di come possano cambiare con una piccola espressione, anzi, nemmeno quella. Un abbozzo di una piccola espressione. L’idea non detta. Il semplice essere consapevoli dell’esistenza, di questa idea, tacita, abbozzata, detta, o appena accennata.

Ma reale, nella sua incompletezza.

Questi abbozzi, da soli, valgono il gioco, la candela, il rischio.

Perchè dall’altro lato, il mondo, è fantastico. E hai una sola possibilità di prenderne parte, avvicinare l’occhio a quello spioncino e osservarlo. Come un tredicesimo piano.

Per, un giorno, farne parte.

Espronceda, pensa te…

A la voz de barco viene
Es de ver como bira y se previene
A todo trapo escapar
Que yo soy el rey del mar

Y mi furia has de temer
En las presas yo divido
Lo cogido por igual
Solo quiero por riqueza
La belleza sin rival


Sentenciado estoy a muerte
Yo me rio, no me abandoné a la suerte

Che fine ha fatto il TIBET?

Ora voglio sapere che fine ha fatto il TIBET…la sua situazione, le proteste, il boicottaggio delle olimpiadi, il Dalai Lama, e perchè STUDIO APERTO non ne parla più…

Perchè TGCOM non riporta la notizia della gaffe di Berlusconi sull’Abbronzato?

Perchè per fare il giornalista bisogna solo leccare il culo ad un altro giornalista, per qualche anno, e non prepararsi seriamente come per un altro mestiere?

Il mosaico è ben più ampio, sai?

Ascoltami qui

Chè una risposta, avrebbe cancellato le sfumature.

E poi ho sempre amato le citazioni.

A volte basta una telefonata

come diceva qualcUNA