Pubblicato da: galalith | settembre 27, 2010

Alle sette meno cinque

Non è semplice sedersi a scrivere. Un mese dopo, poi.

Ma si fa lo stesso.

Sono cambiate cento cose, in trenta giorni. Eppure sembrerebbe tutto uguale a prima, deve essere colpa del mio voler recitare a tutti i costi una parte. Anche quella di uno a cui fila tutto liscio, quella di uno a cui non interessi molto di quello che lo circonda.

A forza di interpretarlo, prima o poi, diventerò così. E invece mi vedo abbandonato, e colpito. Colpi a raffica sul petto, forti come non mai. Da togliere il fiato. E colpo su colpo, al solito, la reazione è sempre quella.

Quella di chi non si stupisce più, ormai che interesse avrei, a farlo, quando le cose vanno a finire esattamente come sempre, come prima, come è prevedibile che vada.

E torno a scrivere che il problema non sono io, ma voi. Che a stesso stimolo reagite in maniera paritaria. Che gusto c’è a sapere come va a finire? Tanto vale cambiare le carte in tavola.

E’ che stavolta le avevo cambiate, eccome. Il risultato, identico, ovviamente.


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