Pubblicato da: galalith | gennaio 27, 2012

Associazionismo e lavoro

A ventotto anni, a dieci anni di distanza dalla mia presunta maturità, realisticamente solo anagrafica, e solo raramente comportamentale e di coscienza delle proprie cose e di quelle degli altri, o anche solo del mondo circostante. Mi ritrovo a viaggiare su un bus che mi porta a casa, nel giorno degli scioperi dei trasporti. Torno da un incontro fra persone, giovani imprenditori del mondo alberghiero. Gente che l’albergo l’ha ricevuto dalla famiglia, gente che l’albergo l’ha comprato a 20 anni, coi debiti, gente che semplicemente ci lavora. Gente normale. Vite normali.

Eppure, a loro modo, sono tutte persone speciali. Perchè mi fanno sentire normale. Mi fanno sentire un essere sociale. Non social, attenzione. Sociale. Sentirsi parte di un qualcosa, avere qualcosa da dirsi, e confrontarsi, sulle difficoltà di questo mestiere, ma anche sui suoi piaceri, è il punto di partenza e contemporaneamente di arrivo di in percorso che non è solo formativo. Sarebbe riduttivo limitarsi a dire che con il confronto si cresce. Riduttivo.

L’associazionismo è una delle grandi possibilità che abbiamo. Non ti forma, ti trasforma. Rende le tue giornate piene. Più di quanto non lo fossero già. Paradossalmente cercare soluzioni ai problemi che riguardano non solo te, piccolo e giovane imprenditore, ma anche quelli di altri colleghi, del tuo territorio e non solo, è meno faticoso e appagante di risolvere solo i propri.

Perchè dobbiamo limitarci a svolgere il compitino? Perchè dobbiamo sentirci dire che abbiamo fatto un buon lavoro, quando abbiamo la possibilità di fare un lavoro ottimo, straordinario? Perchè dobbiamo subire passivamente la nostra vita imprenditoriale?

Rimboccarsi le maniche, insieme, il lavoro sarà migliore. Per noi e per gli altri.

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Pubblicato da: galalith | dicembre 31, 2011

Pochi post più giù, Natale di Domenica

Non ci avevo fatto caso. Qualche posto più giù, giusto un anno fa, speravo in un Natale di domenica.

Quest’anno colpo doppio: Natale di domenica e Capodanno di Sabato.

E allora auguri, per un 2012 che vi regali tante domeniche. Riprendo a scrivere un po’ di più, quasi quasi.
In fondo nasciamo con la voglia di esprimerci. Come esimerci?

Pubblicato da: galalith | dicembre 31, 2011

Gli orecchini di una donna, a Capodanno

Stamattina, alla radio:

Auguri alle donne e ai loro orecchini: I gesti che compiono per indossarli, sono l’esaltazione della loro femminilità.

Buon anno a voi, orecchini.

Pubblicato da: galalith | ottobre 1, 2011

Scegli una vita, un lavoro, una carriera e una famiglia.

Choose life. Choose a job.

Choose a career. Choose a family.

 

Choose a fucking big television,

Choose washing machines, cars, compact disc players, and electrical tin can openers.

Choose good health, low cholesterol and dental insurance.

Choose fixed-interest mortgage repayments.

Choose a starter home.

Choose your friends.

Choose leisure wear and matching luggage.

Choose a three piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics.

Choose DIY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning.

Choose sitting on that couch watching mind-numbing spirit-crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth.

Choose rotting away at the end of it all, pissing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked-up brats you have spawned to replace yourself.

 

Choose your future. Choose life

Pubblicato da: galalith | marzo 5, 2011

Metti che un giorno credi all’oroscopo

Giornata piovosa, periodo piovoso. Grigio é un eufemismo. (Ho sempre sognato di dirlo, eufemismo)

Nel parcheggio di un centro commerciale, in una custodia per fiat panda, scarico applicazioni per blackberry.

Fra queste l’oroscopo. In inglese.

È una lingua musicale, l’inglese.

Senti che musica:

DailyHoroscope for Cancer
Mar 5 2011
Set your expectations high for the rest of this year, Moonchild. For a long time now you’ve held certain special dreams close to your heart. You’ve lingered in this hopeful state in the innocent belief that you’d realize those dreams. You’ve gotten up when you’ve been knocked down. You’ve continued to believe. You haven’t given up. Now, though, you may be feeling weaker, after so much time without getting closer to what you want. What you don’t realize is that you are closer. Very close in fact. Don’t allow your past experiences to limit your dreams for the future. Keep believing, and your belief will be rewarded very soon.

Pubblicato da: galalith | febbraio 8, 2011

La Nebbia

questa nebbia che vi frastorna, che vi disorienta, io la vivo tutti i giorni.

Più calore emani,più nebbia ottieni, alla sera.

E finisce che bruci e non hai ottenuto nient’altro che nebbia.

Eppure c’è quello 0,1% di possibilità che un giorno non cali la nebbia.

Che il sole non tramonti, e che restituisca calore. E’ per quello 0,1% che vale la pena di vivere, anche quando non c’è altro che nebbia.

Pubblicato da: galalith | gennaio 8, 2011

Take a Look – Down

Take a Look – Down, originally uploaded by FilippoDeSanctis.

Da Yahoo Answers:

Che significa se abbassi lo sguardo quando un ragazzo ti guarda?

C’è un ragazzo che mi interesssa, ma non particolarmente, o almeno così pensavo. quelli di cui dici “si, è carino….”, ma niente di più.

Da un pò c’è uno scambio di sguardi, qualche saluto…oggi eravamo a poca distanza, lui mi ha guardata, ma non ho retto lo sguardo per cui ho guardato altrove e ho fatto la finta tonta.

che dovevo fare?
che significa secondo voi?
grazie

E riscriverla così, pari pari.

Pubblicato da: galalith | dicembre 25, 2010

Il Natale dovrebbe essere di Domenica

Il natale come spartiacque dell’anno. Molto più del capodanno, o dei mesi estivi.

E’ un po’ che rileggo cose scritte mesi, anni fa. Sul blog e altrove.
E mi rendo conto che anno dopo anno, non è cambiato niente. Che il Black Xmas dello scorso anno, non è stato, e non sarà diverso.
Magari i contorni saranno di un colore meno pacchiano, ma la sostanza no.Sempre la stessa, sempre quella.
A me non piace il Natale, non mi esalta quello spirito felice.

Forzatamente, felice.

Non sono felice di mangiare, di bere, di vedere la mia famiglia. Forse nemmeno i miei amici.
Voglio solo un giorno tranquillo. In cui staccare la spina. Il mio Natale ideale è la domenica.

Odio i regali, farli, riceverli. E’ difficile anche reagire ad un regalo, se ci pensate bene. L’entusiasmo finto di fronte al pigiama. Il “basta il pensiero” del regalo peggiore di sempre (a memoria non saprei nemmeno dire quale).
La domenica non ci si fa regali. Ci si regala del tempo. Ecco.

Del tempo. Vorrei del tempo. Per me, per le persone a cui voglio bene, per la mia vita, per sentirsi per una volta non di corsa. Non costretto a fare qualcosa per partito preso, o perché “non si può fare altrimenti”. Fare qualcosa perché si ha voglia di farla.
Dormire fino a tardi, o alzarsi all’alba e correre verso il nulla. Mangiare in spiaggia o digiunare per giorni. Buttarsi nella neve fresca o rinchiudersi in una baita di montagna. Non è importante cosa si fa, ma la voglia che si ha di farla.

E io, oggi, non ho voglia di fare Natale. Io ho voglia di fare Domenica. E di rovinarmi il sabato sera, al pensiero che il giorno dopo non devo fare niente di quello che non voglio fare. La Domenica. Altro che Natale.

Pubblicato da: galalith | settembre 27, 2010

Alle sette meno cinque

Non è semplice sedersi a scrivere. Un mese dopo, poi.

Ma si fa lo stesso.

Sono cambiate cento cose, in trenta giorni. Eppure sembrerebbe tutto uguale a prima, deve essere colpa del mio voler recitare a tutti i costi una parte. Anche quella di uno a cui fila tutto liscio, quella di uno a cui non interessi molto di quello che lo circonda.

A forza di interpretarlo, prima o poi, diventerò così. E invece mi vedo abbandonato, e colpito. Colpi a raffica sul petto, forti come non mai. Da togliere il fiato. E colpo su colpo, al solito, la reazione è sempre quella.

Quella di chi non si stupisce più, ormai che interesse avrei, a farlo, quando le cose vanno a finire esattamente come sempre, come prima, come è prevedibile che vada.

E torno a scrivere che il problema non sono io, ma voi. Che a stesso stimolo reagite in maniera paritaria. Che gusto c’è a sapere come va a finire? Tanto vale cambiare le carte in tavola.

E’ che stavolta le avevo cambiate, eccome. Il risultato, identico, ovviamente.

Pubblicato da: galalith | agosto 29, 2010

Quando meno te l’aspetti

E una tastiera piccola, da sfiorare.

Il rapporto con la tastiera é importante, definisce la velocità con la quale si pensa, non solo si scrive.

Scrivo velocemente, dopo serate serene.

Quello che cerco é solo questo. Serenità, tranquillità, quei quattro amici e le loro idiozie. Le battute sui soliti personaggi, sempre uguali, sempre le stesse.

Se un giorno dovessi perdere tutto, vorrei rimanere così, con gli amici a tavola. A tavola si parla più velocemente, come avessi una tastiera comoda.

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